Lo so, a Pasqua si beve vino. È una tradizione, non si discute. Ma l’anno scorso ho provato a fare una cosa diversa: ho organizzato una degustazione di birre artigianali per il pranzo. Pensavo che i parenti avrebbero alzato le sopracciglia.
Invece hanno gradito, e alla fine qualcuno ha persino chiesto dove comprare quella chiara con sentori di agrumi che avevo abbinato alle uova sode.

La verità è che l’Italia, oggi, è piena di birrifici che non hanno nulla da invidiare ai produttori di vino. E la Pasqua, con i suoi piatti ricchi e vari, è l’occasione perfetta per sperimentare. Non serve essere esperti. Basta organizzarsi con un po’ di criterio.
L’ordine giusto e la temperatura ideale
La prima regola è non esagerare con i numeri. Cinque o sei birre sono più che sufficienti per una degustazione che non stanchi il palato. Si comincia con le più leggere, come una Blanche, che profuma di arancia e coriandolo, perfetta per gli antipasti. Poi si passa a una Pilsner fresca, magari italiana, che pulisce la bocca tra una portata e l’altra.
Per il secondo, una Saison leggermente speziata, o se si vuole osare, una Doppelbock tostata. L’ordine è fondamentale: mai bere una birra scura prima di una chiara, perché il sapore intenso coprirebbe tutto. E attenzione alla temperatura: le bionde vanno servite tra 5 e 7 gradi, le scure un po’ più calde, sugli 8-10. Meglio tirarle fuori dal frigo almeno dieci minuti prima di aprirle.
Cosa abbinare a ogni portata
La sorpresa più bella è scoprire come una birra possa esaltare i piatti che già conosci. Con le uova sode e i salumi, una Blanche fa miracoli. Con le lasagne, una Pilsner un po’ amara taglia il grasso. Con l’agnello al forno, una Doppelbock è un abbinamento coraggioso ma riuscito: la sua dolcezza caramellata contrasta la sapidità della carne.
E per la colomba, oserei dire una Stout al cioccolato? Sembra un’eresia, ma funziona. Il segreto, alla fine, è non prendersi troppo sul serio. La degustazione non è un esame, è un gioco. Anche se sbagli abbinamento, pazienza. L’importante è che la compagnia sia quella giusta. L’anno scorso ho fatto assaggiare una IPA a mia zia, che di solito beve solo vino dolce. Ha fatto una faccia, ma poi ne ha chiesto un altro sorso. Piccole vittorie.





