Ma quale Guinness, la birra nera che devi provare è Porter: ecco come abbinarla in tavola

Per anni ho pensato che le birre nere fossero tutte uguali. Roba da inglesi, pesante, da bere con il camino acceso. Poi un amico, una sera, mi ha fatto assaggiare una Porter. Non una Guinness, quella la conoscevo già.

Una Porter artigianale, di quelle che in Italia cominciano a fare birrifici piccoli ma attenti. E ho cambiato idea. Perché la Porter non è la solita stout amara e tostata. È più morbida, più rotonda, con un gusto che sa di cioccolato e caramello, quasi di pane appena sfornato.

Birra nera Porter - birreriatrenti.it
Birra nera Porter – birreriatrenti.it

Non ti spaventa, ti accoglie. E ho scoperto che non è una birra solo da inverno. Con la giusta temperatura, è perfetta anche in primavera, magari dopo una giornata un po’ fresca.

Perché in tavola fa la differenza

La Porter, a differenza di altre birre scure, ha una marcia in più. Non copre il piatto, lo esalta. L’ho provata con le costine affumicate, quelle che fanno gli americani, e sembrava fatta apposta. Le note tostate della birra si sposavano con la carne, senza litigare.

L’ho provata con un formaggio erborinato, uno Stilton, e ho capito che era l’abbinamento che cercavo. Anche con il cioccolato funziona: una torta fondente, una mousse, diventano un’altra cosa. L’unico segreto è servirla alla temperatura giusta. Non ghiacciata, perché il freddo uccide gli aromi. Ma nemmeno calda. Intorno agli 8-10 gradi, tirata fuori dal frigo una mezz’oretta prima.

Come abbinarla senza sbagliare

Se non l’avete mai provata, cominciate con un piatto semplice: un hamburger di carne scura, o delle salsicce alla brace. Poi passate ai formaggi, quelli che hanno carattere. E se volete chiudere in dolcezza, un pezzo di cioccolato fondente e una Porter a parte. Non c’è bisogno di inventarsi chissà cosa. La birra fa tutto da sola.

L’importante è non metterla con piatti troppo delicati: un pesce al vapore o un’insalata leggera sparirebbero. Lasciate che sia la birra a fare la prima mossa. Accompagna, non sovrasta. E dopo il primo sorso, vi chiederete perché non l’avete scoperta prima.

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