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Birra in tavola

La 28 Blonde del birrificio Caulier è quella che ti serve per lasciare tutti senza parole a Pasqua

A Pasqua, sulla tavola, il vino la fa da padrone, dal rosso al bianco, a volte anche rosato… ma quest’anno si può pensare di cambiare. Di portare qualcosa che nessuno si aspetta. Una birra. Non una qualsiasi, però.

Deve essere all’altezza della festa, deve stupire, deve accompagnare il pranzo senza rubare la scena. La 28 Blonde del birrificio Caulier è fatta apposta.

28 Blonde del birrificio Caulier – birreriatrenti.it

Scoperta quasi per caso in un ristorante belga che la serviva con un piatto di formaggi, da allora è diventata la birra delle occasioni speciali. E Pasqua lo è, eccome.

Una bionda che non passa inosservata

La 28 Blonde è una birra chiara, dorata, con una schiuma fine e persistente. Al naso si sentono subito gli agrumi, un tocco di erbe, qualcosa di floreale che ricorda la primavera. Al palato è secca, rinfrescante, con quel finale leggermente amaro che non stanca. La gradazione è bassa, intorno al 5%, e la particolarità che più colpisce è che è senza glutine e low carb.

Niente zuccheri residui, niente conservanti. Perfetta per chi vuole concedersi un bicchiere senza sensi di colpa. Il nome, 28, omaggia una ricetta del 1842, la Perle 28. Una storia lunga, che si sente nel sapore.

Come abbinare la birra per farla brillare

A Pasqua, con la 28 Blonde, ci si può sbizzarrire. Funziona con gli antipasti: crostini di fegatini, olive ascolane, una focaccia con rosmarino. Con i primi, un timballo di carciofi o un risotto alle verdure: la sua freschezza pulisce il palato senza coprire i sapori. Per il secondo, meglio carni bianche o arrosti di maiale, magari con un’insalata amara.

E poi c’è la Pasquetta, il giorno dopo: con la pizza avanzata o con un tagliere di formaggi freschi, è un’altra storia. L’importante è servirla alla giusta temperatura: non ghiacciata, ma fresca, intorno ai 7-8 gradi. Tirarla fuori dal frigo un quarto d’ora prima di aprirla. Così gli aromi si aprono, e la birra racconta la sua storia. E gli ospiti, che magari si aspettavano il solito vino, restano senza parole.

Francesca Guglielmino

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