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Viaggio alla ricerca della buona birra italiana: ecco le città dove puoi trovarla

Per decenni l’Italia ha vissuto di vino. Giusto, sacrosanto. Ma nel frattempo, silenziosamente, è cresciuta una cultura brassicola che non ha nulla da invidiare al Belgio o alla Germania.

Il Nord, in particolare, si è trasformato in una specie di triangolo delle Bermuda per gli amanti della birra artigianale: Piemonte, Lombardia, Veneto. Qui i birrifici non sono solo capannoni industriali camuffati da locali alla moda. Sono posti dove il luppolo si pesa come lo zafferano e l’acqua ha la stessa importanza del malto.

Viaggio della birra in Italia – birreriatrenti.it

Chi cerca una buona birra italiana, insomma, deve guardare a queste regioni. Ma attenzione: non è questione di quantità. È questione di ossessione. E qualche sorpresa la danno anche le Marche.

Da Baladin a Pedavena, passando per Lambrate: qui trovi la buona birra

Partiamo dal Piemonte, terra di Teo Musso e del suo birrificio Baladin. A Piozzo, provincia di Cuneo, c’è un vero e proprio parco della birra. Si entra, si assaggia la Open e ci si accorge che l’Italia sa fare le belgi migliori dei belgi. Poi Milano: Lambrate non è solo un quartiere, ma anche un birrificio storico. Hanno aperto nel 1996, quando parlare di birra artigianale qui era come spiegare il sushi a un pastore sardo. Oggi il loro pub in via Golgi è un pellegrinaggio obbligato. Risalendo verso il Veneto, c’è la Birreria Pedavena. Attenzione: non è artigianale nel senso moderno, ma è storica. Apre nel 1897.

Le sue sale enormi, i banconi di legno, l’odore di lievito vecchio di un secolo. Fanno ancora una chiara che è una carezza. E infine, a sorpresa, le Marche. Ad Apecchio, piccolo comune tra Pesaro e Urbino, hanno osato dichiararsi “città della birra”. Sì, proprio lì, tra tartufi e colline. C’è il Museo della Birra, ci sono eventi, e birrifici come l’Apecchio Beer che produce luppoli locali. Robba da restare a bocca aperta.

Come organizzare il viaggio tendo conto delle tappe da birra

Una mangiata di tappa obbligatoria: non puntare tutto sui brewpub famosi. Quelli li trovi su Google. Il bello è fermarsi in un microbirrificio che non ha nemmeno il sito web. Quello dove il mastro birraio esce con il grembiule sporco e ti offre un assaggio della “sperimentale” che ha dentro il cacao o il pepe rosa. A volte viene male, ma è proprio quello il bello.

Programmare un weekend in Piemonte toccando Baladin e poi giù fino ad Apecchio? Forse è troppo. Meglio concentrarsi su una zona. Un consiglio da chi ci ha perso più di un fine settimana: prenota sempre i tavoli nei brewpub la sera, soprattutto nel weekend. E non bere mai due lambic di fila senza mangiare, o il giorno dopo il rimpianto è fisico.

Francesca Guglielmino

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