C’è chi ama le birre scure, corpose, quasi impegnative. E c’è chi invece cerca qualcosa di più leggero, senza rinunciare al carattere. Le birre chiare, quelle che in Baviera chiamano Helles, sono un mondo a parte.
Non sono le solite bionde commerciali, quelle che sanno di poco. Hanno un corpo, una personalità, ma senza l’amaro aggressivo delle IPA o la pesantezza delle stout.

Il malto è dolce, il luppolo c’è ma non invade, e alla fine resta una bevuta pulita che non stanca. La prima volta che l’ho assaggiata, in un Biergarten a Monaco, ho capito perché lì la bevono come noi beviamo l’acqua.
Da dove arriva la Helles e come va servita?
La Helles nasce a Monaco all’inizio del Novecento, quando i birrai bavaresi volevano una risposta alle lager boeme. Doveva essere chiara, ma con il carattere del malto locale. Oggi è diventata un classico, la regina delle birre da tavola in Germania. Va servita fresca, ma non ghiacciata.
La temperatura ideale è tra i 7 e i 9 gradi, quella che fa uscire gli aromi senza coprirli. Troppo fredda diventa muta, troppo calda perde la sua freschezza. Il bicchiere giusto è quello alto, a forma di tulipano, che concentra i profumi e mantiene la schiuma. Una volta ho visto un amico berla in un boccale di vetro spesso, da birra di frumento: il sapore era lo stesso, ma si perdeva metà del piacere.
In tavola la Helles sta con tutto… quasi
Il bello della Helles è che si abbina a un’infinità di piatti. Con la cucina italiana funziona benissimo: la leggera dolcezza del malto si sposa con i sapori decisi del ragù, con la delicatezza del pesce al forno, con la semplicità di una pizza margherita. Con i formaggi, meglio quelli freschi o a media stagionatura: fontina, taleggio, primo sale. Con i salumi, poi, è un matrimonio perfetto: prosciutto crudo, salame, mortadella.
E poi c’è la cucina tedesca, naturalmente: wurstel, crauti, arrosti di maiale. Ma il vero test è con i piatti di pesce: una Helles ben tirata è l’unica birra che regge il confronto con un’orata al forno o con un fritto misto. Non copre, accompagna. E alla fine, quello che resta in bocca è la voglia di un altro bicchiere.





